Categoria: PENSARE
LA VITA DELL'OMO
Nel 1833 Giuseppe Gioacchino Belli scriveva questo sonetto disperatamente pessimista. L'esistenza umana è senza speranza, un fardello pieno di dolori e malattie e, alla fine...c'è pure  l'inferno!
Tre anni dopo Giacomo Leopardi con il capolavoro de La ginestra ricordò a tutti che "dell'umana gente le magnifiche sorti e progressive" sono segnate dal Vesuvio sterminatore! 
Entrambi non vedono vie d'uscita all'esistenza umana. Colpisce la distanza dei due linguaggi, di aristocratica letteratura quello del conte di Recanati, di volgare parlato quello dell'umile, sebben colto, impiegato della nobiltà papalina romana. 
Il pessimismo di Belli è autenticamente plebeo. La sua grandezza sta nel fornire al popolo analfabeta e incolto della Roma pontificia un linguaggio. Attraverso i suoi duemila sonetti possiamo vedere e sentire  moti,  pensieri, sentimenti, voci della Roma dipinta e disegnata da Bartolomeo Pinelli negli stessi anni. 

Per sapere di più sul grande G.G. Belli leggere quanto scrive sul suo sito Gennaro Cucciniello
http://www.gennarocucciniello.it/gc/belli-sonetti-tempo-e-natura-er-lupo- 

LA VITA DELL'OMO

Nove mesi a la puzza: poi in fasciola    (Nove mesi in pancia puzzolente: poi in fasce)
Tra sbasciucchi, lattime e llagrimoni:   (tra sbaciuchiamenti, crosta lattea e lacrime)
Poi p'er laccio, in ner crino, e in vesticciola, (poi al guinzaglio, il girello, la vestina)
cor torcolo e l'imbraghe pe ccarzoni.  (il torcolo salva-capo e le braghe)

Poi comincia er tormento de la scola,   (Poi inizia il tormento della scuola,)
L'abbeccè, le frustate, li ggeloni,     (l'abc, le frustate e i geloni,)
la rosalìa, la cacca a la ssediola       (la rosalia, la cacca sul vasino)
E un po' de scarlattina e vvormijjoni   (magari scarlattina e vaiolo)

Poi viè ll'arte, er diggiuno, la fatica, (Poi il lavoro, la fame e la fatica)
La piggione, le carcere, er governo, (l'affitto, il carcere, il governo, )
Lo spedale, li debbiti, la fica.         (l'ospedale, i debiti, le donne.)

Er zol d'istate, la neve d'inverno…  (il sole d'estate, la neve d'inverno)
E pper urtimo, Iddio sce bbenedica,  (e infine, Dio ci benedica, )
Viè la morte, e ffinisce co l'inferno.  (arriva la morte, e si finisce con l'inferno)

Roma, 18 gennaio 1833